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Equo compenso e avvocati: il nuovo art. 25 bis C.D. sanziona gli avvocati “indisciplinati”

Equo compenso e avvocati: il nuovo art. 25 bis C.D. sanziona gli avvocati “indisciplinati”

In attuazione dell’art. 5, comma 5, della legge 49/2023 (Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali), nella seduta del 23 febbraio scorso, il Consiglio Nazionale Forense ha approvato il testo dell’art. 25 bis del Codice Deontologico Forense, che andrà a sanzionare gli avvocati che tenteranno (spesso, costretti) di eludere la norma sull’equo compenso, stabilendo o concordando compensi inferiori ai parametri, in contrasto con quanto previsto dalla norma della legge.

Cosa prevede l’art. 5, comma 5, della legge 49/2023?

«Gli ordini e i collegi professionali adottano disposizioni deontologiche volte a sanzionare la violazione, da parte del professionista, dell’obbligo di convenire o di preventivare un compenso che sia giusto, equo e proporzionato alla prestazione professionale richiesta e determinato in applicazione dei parametri previsti dai pertinenti decreti ministeriali, nonché a sanzionare la violazione dell’obbligo di avvertire il cliente, nei soli rapporti in cui la convenzione, il contratto o comunque qualsiasi accordo con il cliente siano predisposti esclusivamente dal professionista, che il compenso per la prestazione professionale deve rispettare in ogni caso, pena la nullità della pattuizione, i criteri stabiliti dalle disposizioni della presente legge».

 

In ottemperanza a quanto sopra, il nuovo art. 25 bis prevede quanto segue.

Art. 25-bis – Violazioni delle disposizioni in materia di equo
compenso
1. L’avvocato non può concordare o preventivare un compenso che, ai
sensi e per gli effetti delle vigenti disposizioni in materia di equo compenso
,
non sia giusto, equo e proporzionato alla prestazione professionale richiesta e
non sia determinato in applicazione dei parametri forensi vigenti.
2. Nei casi in cui la convenzione, il contratto, o qualsiasi diversa forma di
accordo con il cliente cui si applica la normativa in materia di equo compenso
siano predisposti esclusivamente dall’avvocato, questi ha l’obbligo di avvertire,
per iscritto, il cliente che il compenso per la prestazione professionale deve
rispettare in ogni caso, pena la nullità della pattuizione, i criteri stabiliti dalle
disposizioni vigenti in materia.
3. La violazione del divieto di cui al primo comma comporta
l’applicazione della sanzione disciplinare della censura. La violazione
dell’obbligo di cui al secondo comma comporta l’applicazione della sanzione
disciplinare dell’avvertimento.

 

La nuova norma entrerà in vigore dopo 60 giorni dalla pubblicazione su G.u. 

E’ apparso oltremodo difficile da digerire il fatto che gli avvocati che lavorano con committenti forti fossero sottoposti al rischio di sanzioni in caso di compensi “iniqui”, ma la motivazione, già emersa in sede di approvazione della legge, è stata nel senso di dover responsabilizzare gli stessi professionisti e indurli il più possibile a trattare compensi non inferiori ai minimi. Insomma, niente trattative al ribasso, seppur sotto pressione di clienti importanti.

Anche di fronte alla nuova norma deontologica non sono mancate critiche e polemiche. Ma il CNF ha adeguatamente motivato la sua scelta.

“La tenuità delle misure delle sanzioni tiene conto del dibattito emerso durante i lavori preparatori della legge n. 49, laddove è stato evidenziato che il professionista che accetta un compenso iniquo è già in qualche modo una vittima di un cliente “forte”, e non andrebbe ulteriormente vessato da obblighi e/o sanzioni. Per altri versi – ed è questa la ragione per cui è prevalsa alla fine la previsione legale degli illeciti deontologici – non prevedere rilievo disciplinare per i contegni illeciti avrebbe rischiato di minare la effettiva precettività delle norme. Ed inoltre, l’argomento del rilievo disciplinare ben può essere utilizzato, dall’avvocato, nelle trattative con i clienti “forti”, per sottrarsi alle pressioni più spinte, ed ottenere magari condizioni contrattuali più vantaggiose” (Così la relazione di accompagnamento del CFN).

Vedremo concretamente cosa accadrà nella pratica. Confidiamo nella serietà dei professionisti, nel monitoraggio degli ordini e nell’ausilio del nuovo soggetto da poco entrato in funzione, ancora una volta in attuazione della l. 49 cit., ossia l’Osservatorio Nazionale sull’equo compenso.

ALLEGATO – Art 25bis CDF e relazione di accompagnamento

Trasmissione ai COA e a Cassa Forense norma deontologica equo compenso (01-03-2024)

© Annunziata candida Fusco