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Funzione sociale dell’avvocatura e diritto di difesa: la Sezioni Unite rinnovano la stima verso la categoria

Funzione sociale dell’avvocatura e diritto di difesa: la Sezioni Unite rinnovano la stima verso la categoria

Le due sentenze della Cassazione a Sezioni Unite da cui  vogliamo partire affrontano il tema, squisitamente processuale, della natura e funzione della procura ad litem, in particolare quella per il ricorso in cassazione. Da qui esse prendono spunto per ricordare a tutti noi, operatori di diritto, a cosa siamo chiamati in quanto avvocati.

Qui, infatti, intendiamo soffermarci unicamente sulla parte delle due pronunce in cui si ribadisce la funzione sociale dell’avvocato in relazione al diritto di difesa, costituzionalmente garantito.

Lasciamo spazio alle parole della Corte e auspichiamo una attenta riflessione da parte dei professionisti chiamati ad indossare questo abito molto più onorevole della toga che pure a volte siamo tenuti a portare sulle spalle. 

E ai clienti la considerazione che la scelta del difensore da cui farsi assistere e supportare dovrebbe essere fatta oculatamente, non meno di quanto si fa scegliendo il medico a cui affidare la cura della propria salute.

 

La “funzione di grande rilievo sociale” dell’avvocato assume una peculiare importanza
nell’esercizio della giurisdizione, la quale – come precisato da queste Sezioni Unite con la sentenza n. 36507 del 9 dicembre 2022 – non può, pertanto, svolgersi “senza la reciproca e continua
collaborazione tra avvocati e magistrati, che si deve fondare sul principio di lealtà;
per cui, ove il professionista tradisca questa fiducia, potrà certamente essere chiamato a rispondere, in altra
sede, del suo operato infedele; ma non si deve trarre dall’esistenza di possibili abusi, che pure talvolta si verificano, una regola di giudizio che abbia come presupposto una generale e immotivata
sfiducia nell’operato della classe forense”  (Cass. SS. UU. 2074/2024)

 

Funzione sociale, collaborazione tra avvocati e magistrati, fiducia nel rapporto con i clienti, principio di lealtà: valori nobili che tutti i soggetti che ruotano intorno alla vicenda processuale dovrebbero sempre tenere come monito. La Corte continua tracciando il sentiero della continuità tra la Carta costituzionale e il diritto europeo: centralità della difesa e ruolo dell’avvocato trovano conferma anche nella dimensione, non più trascurabile, del diritto sovranazionale. 

 

“La “centralità del diritto di difesa”, che trova piena considerazione di una dimensione
complessiva di garanzie (artt. 24 e 111 Cost.), che costituiscono patrimonio comune di tradizioni
giuridiche condivise a livello sovranazionale (art. 47 della Carta di Nizza, art. 19 del Trattato
sull’Unione europea, art. 6 CEDU), il cui coordinamento consente una sintesi compiuta, volta a far
sì che possa trovare attuazione il principio, fondamentale, che costituisce lo scopo ultimo al quale il
processo è di per sé orientato, ossia l’effettività della tutela giurisdizionale, nella sua essenziale
tensione verso una decisione di merito” (…) In questo contesto, e proprio al fine di una reale e piena esplicazione del diritto di difesa, la “funzione di grande rilievo sociale” dell’avvocato assume una peculiare importanza nell’esercizio della giurisdizione, la quale, pertanto, non può svolgersi “senza la reciproca e continua collaborazione tra avvocati e magistrati, che si deve fondare sul principio di lealtà; per cui, ove il professionista tradisca questa fiducia, potrà certamente essere chiamato a rispondere, in altra sede, del suo operato infedele; ma non si deve trarre dall’esistenza di possibili abusi, che pure talvolta si verificano, una regola di giudizio che abbia come presupposto una generale e immotivata sfiducia nell’operato della classe forense” (Cass., S.U., n. 36507/2022) [Così Cass. SS UU 2077/2024].

Continueremo a tornare sul tema: intanto meditiamo sul ruolo a cui l’Avvocatura è chiamata in questi tempi moderni, fatti di fluidità di valori e professionalità liquide. 

Cassazione SS UU

Cassazione 2024 n. 2075; 

Cassazione 2024 n. 2077.

© Annunziata Candida Fusco