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CASSAZIONE SEZ. UNITE SENT. 21983 DEL 30 LUGLIO 2021 – Via libera alla risarcibilità del danno da circolazione avvenuto in area privata.

CASSAZIONE SEZ. UNITE SENT. 21983 DEL 30 LUGLIO 2021 – Via libera alla risarcibilità del danno da circolazione avvenuto in area privata.

La sentenza in esame costituisce il primo pronunciamento assoluto in Italia a riconoscere la risarcibilità del danno da circolazione provocato da un veicolo a motore assicurato per la rca all’interno di un’ area privata. Un grande cambiamento di rotta che finalmente scalfisce un orientamento granitico della Corte, che da sempre nega la risarcibilità in area privata, decisamente più in linea con i principi normativi e giurisprudenziali europei. Una interpretazione adeguatrice della normativa nazionale rimasta anch’essa invariata nel tempo, ma non più in grado di rispondere ad esigenze di tutela delle vittime di sinistri su strada.

Il caso ha visto un iter processuale durato circa tredici anni, un contrasto in seno alla Corte, la remissione al Primo Presidente per la soluzione a sezioni unite del quesito proposto. Il quesito era il seguente: “se l’art. 122 del codice delle assicurazioni private debba interpretarsi, alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, nel senso che la nozione di circolazione su aree equiparate alle strade di uso pubblico comprenda e sia riferita a quella su ogni spazio in cui il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale” (pag. 6).

La vicenda, assai dolorosa in verità, ha ad oggetto un’azione di risarcimento danni esercitata iure proprio dai genitori di un bambino deceduto a seguito di investimento da parte di un camper nell’atto di effettuare manovra di uscita da box privato, nell’area ricompresa tra la rampa del garage e il giardino adiacente l’abitazione. Il veicolo era assicurato per la rca presso la Vittoria ass.ni, la quale chiedeva rigettarsi la domanda in quanto, appunto, la copertura assicurativa non poteva valere per i fatti accaduti in area privata non aperta al pubblico. La sentenza del Tribunale di Milano 21/10/2014 rigettava la domanda attorea nel solco della summenzionata tradizione; la decisione veniva confermata in appello con sent. Corte d’Appello di Milano 28/9/2017. Ma la terza sezione della Cassazione, ritenendo di dover aderire alla tesi prospettata dai genitori del piccolo Daniele, rimetteva la questione alle sezioni unite. Le quali, finalmente, si pronunciano in controtendenza.

L’orientamento fino ad ora imperante si fondava sulla nozione di circolazione così come formulata dall’art. 122 del codice delle assicurazioni private, il quale, lo ricordiamo, recita come segue:

“I veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate se non siano coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi prevista dall’articolo 2054 del codice civile … “ (comma 1).

L’art’ 2054 cc recita a sua volta:

Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno …” (comma 1).

La Corte ha sempre sostenuto la non risarcibilità del danno su area privata in quanto l’art. 122 fa espressamente riferimento a circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate, dovendosi considerare equiparate quelle aree private che  “siano aperte all’utilizzazione da parte di un numero indeterminato di persone” (Cass. Sez. un. 29/04/2015 n. 8620).

Si riporta all’uopo lo storico passaggio della citata Cass. 8620/2015, seguito poi negli anni a venire da tutti giudici di legittimità e di merito:

“Merita a tal riguardo precisare che il motivo di ricorso denuncia la violazione del concetto di “circolazione“, inteso come tale, e non già quanto al termine di riferimento spaziale previsto per l’assicurazione obbligatoria (e, cioè, l’essere il veicolo in circolazione su «strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate»), che non è qui in discussione e che è costantemente individuato, secondo consolidata giurisprudenza, oltre che nelle strade di uso pubblico, in quelle aree che, ancorché di proprietà privata, siano aperte ad un numero indeterminato di persone e alle quali sia data la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari di diritti su di essa, non venendo meno l’indeterminatezza dei soggetti che hanno detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche e quando l’accesso avvenga per particolari finalità ed in particolari condizioni (cfr. Cass. 03 aprile 2013, n. 8090; Cass. 23 luglio 2009, n. 17279; Cass. 06 giugno 2006, n. 13254; Cass. 27 ottobre 2005, n. 20911)”

Tale interpretazione però non tiene conto né della normativa europea in materia di rca, cui quindi il nostro Paese non si è allineato (la dir. 72/166/CE del Consiglio del 24 aprile 1972 e sue successive integrazioni), né della giurisprudenza della Corte di Giustizia più volte intervenuta con pronunce decisamente di senso opposto (in primis Corte di Giustizia 4/9/2014; poi 28/11/2017; C-514/2016; 20/12/2017; C.334/2016; 20/06/1019; C-100/2018).

La Corte ritiene che l’art. 122 non vada letto isolatamente bensì unitamente all’art. 2054 cc alla luce del quale è possibile dire che rientrano nella nozione di circolazione anche la posizione di sosta del veicolo nonché tutte le manovre utili e necessarie a porre il veicolo in movimento, rilevando non già il numero di persone che accedono all’area su cui il veicolo circola bensì l’uso che in concreto si faccia del veicolo secondo le caratteristiche che il veicolo stesso può avere.

“Attesa l’irrilevanza della natura pubblica o privata dell’area di circolazione – anche in fase statica, preliminare o successiva -, nonché del tipo di uso (cfr., con riferimento all’apertura degli sportelli, cfr. Cass. 29/2/2008, n. 5505; Cass., 6/6/2002, n. 8216; relativamente alla posizione di arresto del veicolo sul quale sia in atto il compimento, da parte del conducente, di operazioni prodromiche alla messa in marcia, Cass., 21/9/2005, n. 18618; Cass., 5/7/2004, n. 12284 e già Cass., 24/7/1987, n. 6445) che del mezzo (v. con riferimento anche ai locomobili, ai trattori, ai carri-attrezzi, ai compressori e simili, Cass., 16/6/1953, n. 1783) si faccia  (cfr. Cass., Sez. Un., 29/4/2015, n. 8620, e, da ultimo, Cass., 28/5/2020, n. 10024), è allora l’utilizzazione del veicolo in modo conforme alla sua funzione abituale ad assumere fondamentale rilievo costituendo, in luogo di quello del <numero indeterminato di persone>, il criterio di equiparazione alle strade di uso pubblico di ogni altra area o spazio ove sia avvenuto il sinistro. Il criterio discretivo cui assegnare rilievo ai fini della determinazione dell’estensione della copertura assicurativa per la r.c.a. deve dunque rinvenirsi nell’uso del veicolo conforme alla sua funzione abituale. A tale stregua, per l’assicurato-danneggiante (non anche per i terzi: cfr. Cass., 3/8/2017, n. 19368) rimane allora non coperta da assicurazione per la r.c.a. solamente l’ipotesi dell’utilizzazione del veicolo in contesti particolari ed avulsi dal concetto di circolazione sotteso dalla disciplina di cui all’art. 2054 c.c. e alla disciplina posta dal Codice delle Assicurazioni private … “ (pag. 15 – 16).

Questa interpretazione recepisce perfettamente i principi elaborati dalla Corte di giustizia europea, per la quale, appunto l’uso del veicolo prevale sul tipo di area su cui esso è posto in circolazione.

L’interpretazione estensiva nei suindicati termini della nozione di <circolazione > su <aree … equiparate> alle <strade di uso pubblico> di cui all’art. 122 Cod. ass., oltre che costituzionalmente orientata, si appalesa invero conforme al diritto dell’ U.E. [ e in particolare alla nozione di circolazione posta all’art. 3, paragrafo l, Direttiva 72/166/CEE del Consiglio del 24/4/1972 …] “ (pag. 16) . “Interpretazione adeguatrice della norma di diritto interno a quella di diritto europeo, al fine di conseguire il risultato da quest’ultima perseguito, in adempimento dell’obbligo posto all’art. 189, comma 3, Trattato CEE, e quindi all’art. 249, comma 3, Trattato L 1 UE … “ (pag. 18).

Per quanto irrilevante da un punto di vista interpretativo (in quanto norma regolamentare), la Corte sottolinea però l’importanza del decreto ministeriale (MISE) 11 marzo 2020, n. 54 “il quale aveva già imposto alle imprese assicurative di ricomprendere nella polizze rca anche la copertura dei danni cagionati in aree private”.

© Annunziata Candida Fusco

17  agosto 2021

link alla sentenza

https://www.cortedicassazione.it/corte-di-cassazione/it/det_civile_sezioni_unite.page?contentId=SZC25862