Avv. Annunziata Candida Fusco | Email: info@avvocatofusco.com | Tel. 3397586021
Risarcimento in forma specifica e risarcimento per equivalente in materia di danno da circolazione stradale: Cass. ordinanza del 30 marzo 2022 n. 10126.

Risarcimento in forma specifica e risarcimento per equivalente in materia di danno da circolazione stradale: Cass. ordinanza del 30 marzo 2022 n. 10126.

Il caso

Criticità

Risarcimento in forma specifica e risarcimento per equivalente: differenze

Conclusioni

 

La pronuncia che qui si esamina ritorna su un argomento ormai noto, ma sul quale è sempre bene fare qualche riflessione.

Risulta però particolarmente difficile riuscire a farne un commento compiuto in quanto essa si presenta davvero scarna, povera di riferimenti e dati essenziali, arrivando a formulare una conclusione senza dare atto delle premesse da cui parte, nello specifico lo svolgimento delle precedenti fasi di giudizio.

Prendiamo per buono ciò che possiamo, sfruttando l’occasione per ripercorrere in più tappe un argomento molto dibattuto e dai notevoli risvolti applicativi

 

Il caso

In una procedura di risarcimento diretto, Tizio otteneva in via stragiudiziale il pagamento della somma di euro 1.600,00 da parte della compagnia assicuratrice per un danno ad un autoveicolo (non si descrive né il modello né la data di immatricolazione né altro) per le cui riparazioni aveva speso l’importo di euro 5.391,55. Agiva perciò innanzi al Giudice di pace per sentir condannare la predetta compagnia all’ulteriore importo di euro 3.791,55 pari alla differenza non corrisposta.

Il GdP rigettava la domanda (non si fa nemmeno un cenno sulla motivazione) e Tizio proponeva appello innanzi al Tribunale di Imperia, il quale, “con sentenza del 23/10/2020, preso atto delle risultanze di una consulenza tecnica che aveva accertato il valore commerciale del mezzo, ha confermato l’eccessiva onerosità della reintegrazione in forma specifica e, per l’effetto, ha rigettato l‘appello”.

Tizio proponeva ricorso in Cassazione lamentando che il Tribunale di Imperia, dato atto della carenza di prova della eccessiva onerosità della riparazione in forma specifica, avrebbe dovuto condannare al pagamento dell’intero costo di riparazione (euro 5.391,55). In ogni caso, “anche a voler ritenere eccessivamente oneroso per il debitore il costo di riparazione del mezzo, il giudice avrebbe dovuto liquidare il risarcimento per equivalente nella misura di 1800 totali, condannando pertanto la …. a pagare la somma ulteriore di € 200, oltre a quella già liquidata in sede stragiudiziale di € 1600”.

La Cassazione ritiene i motivi di ricorso infondati; precisa che il ricorrente non ha contestato la ctu espletata sulla quale si fondava la valutazione di eccessiva onerosità della riparazione in forma specifica.

Dopo aver sinteticamente affermato che la decisione del Tribunale di Imperia è conforme all’orientamento consolidato in tema di risarcimento in forma specifica in materia di circolazione stradale, la Cassazione conclude altrettanto sinteticamente scrivendo che la richiesta di condanna al pagamento degli ulteriori 200,00 euro non è fondata “in quanto detto importo era stato indicato dal ctu quale valore residuo del bene, sicchè la liquidazione per equivalente del danno, effettuata in via stragiudiziale nella misura di € 1600, era corretta e conforme all’art. 2056 cc”.

 

Criticità  

E’ evidente che qualcosa non torna.

Nulla si dice in merito al veicolo danneggiato, come già detto, ma nulla si dice nemmeno sulla ctu espletata e sul valore emerso dalla stessa. Né si riporta qualche passaggio della motivazione del Tribunale di Imperia che ha fondato la sua decisione sulle conclusioni del ctu. Ma soprattutto, cosa sono quei 1800 euro? e quei 200 euro di cui il ricorrente chiede il pagamento ulteriore?

Si parla di un risarcimento per equivalente di euro 1800 che il Tribunale avrebbe dovuto liquidare, ma mi viene il sospetto che quello fosse il valore ante sinistro del veicolo dato dalla ctu. Però poi si dice che il valore residuo del bene indicato dal ctu è di euro 200,00.

Non è possibile fare un raffronto tra la fattura e la stima del ctu. Non ci sono dati di riferimento né rispetto alla prima né rispetto alla seconda. Non si comprende perché poi sarebbe giusto il risarcimento di solo 1600 conseguiti in via stragiudiziale e sulla base di quale principio non si potrebbe conseguire una differenza in sede giudiziale.

Si fa davvero fatica sia a ricostruire la fattispecie che ad accennare un commento.

Però, almeno la Cassazione conferma il principio di diritto già noto:

“La domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell’art. 2058, secondo comma, cod. civ., di non accoglierla e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo (Cass. 3 n. 21012 del 12/10/2010; Cass. 6-3 n. 241718del 4/11/2013)”.

 

Risarcimento in forma specifica e risarcimento per equivalente: differenze

Possiamo quindi trattenerci brevemente almeno sulla importante e spinosa differenza tra risarcimento in forma specifica e risarcimento per equivalente di cui all’art. 2058 cc, giusto per gettare le basi per un successivo contributo su cui ci si vorrà soffermare tra non molto.

Per risarcimento in forma specifica si intende “la ricostruzione di una situazione materiale corrispondente a quella che sarebbe esistita se non fosse intervenuto il fatto che ha cagionato il danno” (Franzoni, Di Majo, Marella).

La domanda di risarcimento in forma specifica può consistere nella pretesa che il debitore provveda al ripristino della situazione materiale da riparare ovvero nella domanda di una somma di denaro corrispondente alle spese necessarie per tale rispristino (dottrina e giurisprudenza concordi e unanimi).

In giurisprudenza è stato ormai da tempo precisato che mentre nel risarcimento in forma specifica la somma dovuta è calcolata sui costi effettivamente occorrenti per la riparazione, nel risarcimento per equivalente la somma dovuta è riferita alla differenza tra il bene integro (stato antecedente l’evento dannoso) e il bene leso o danneggiato. Principio del quale si è fatta ampia applicazione proprio in materia di danni da circolazione stradale. Ma non è su questo che ci si vuole soffermare in questa sede, volendo restare sui principi generali.

Altro corollario di quanto sopra espresso è che in nessun caso la riparazione in forma specifica può diventare un motivo di ingiusto arricchimento per il danneggiato: ciò sarebbe giustificato proprio dal limite imposto dall’art. 2058 cc che consente al giudice di optare per il risarcimento per equivalente quando quello in forma specifica risulta eccessivamente oneroso per il debitore.

 

Riportiamo sul punto un breve stralcio di dottrina tratto dal Trattato di diritto privato diretto da Mario Bessone, edito Giappichelli.

“La giurisprudenza ha elaborato un preciso criterio per procedere alla valutazione del risarcimento in forma specifica.

Da un lato, ha affermato che il risarcimento del danno per equivalente si estrinseca nella valutazione della differenza tra il valore del bene nello stato in cui si sarebbe trovato in assenza del fatto illecito ed il valore del bene leso, mentre la reintegrazione in forma specifica consiste sia nella pretesa che il danneggiante provveda al ripristino della situazione materiale, sia nella domanda di una somma di denaro corrispondente alle spese necessarie per il ripristino 

 (Cass. 4 marzo 1998, n. 2402, in Giur. it., 1999, p. 255).

Dall’altro, ha statuito il principio per cui il danneggiato non può arricchirsi in seguito e per effetto della riparazione in forma specifica: il giudice può tener conto degli aspetti positivi derivanti dalla reintegrazione del diritto pregiudicato e, nel caso in cui le spese di ripristino superino l’effettivo valore del bene danneggiato, può applicare l’art. 2058, 2° co., c.c., disponendo che il risarcimento del danno avvenga solo per equivalente.

(Cass. 4 marzo 1983, n. 1636; Cass. 9 aprile 1980, n. 2281; Cass. 9 marzo 1993, in Giur. it., 1994, I, 2, p. 1068)”

 

Conclusioni

In conclusione, senza addentrarci qui nelle dibattute questioni su come valutare il veicolo danneggiato e come verificare la antieconomicità delle riparazioni (ovvero la eccessiva onerosità delle stesse), ci si chiede se è possibile individuare criteri meno aleatori sia per la valutazione del veicolo danneggiato (in sede tanto stragiudiziale quanto giudiziale) sia per la determinazione della scelta tra le due forme di risarcimento, considerato che non appare equo e del tutto congeniale ancorare detti giudizi di valore esclusivamente ad alcuni pochi criteri di natura squisitamente economica.

© Annunziata Candida Fusco

Cassazione-civile-ordinanza-10196-2022

 

 

 

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