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[EQUO COMPENSO E PERITI ASSICURATIVI]

[EQUO COMPENSO E PERITI ASSICURATIVI]

EQUO COMPENSO E PROFESSIONE PERITALE – QUALE ATTUAZIONE IN MANCANZA DI PARAMETRI DI RIFERIMENTO?

Equo compenso e libere professioni

L’art. 19-quaterdecies della legge 4 dicembre 2017 n. 172[1], introduttivo dell’ art. 13 bis (equo compenso e clausole vessatorie) della legge 31 dicembre 2012 n. 247 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense) e modificato con la legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205 – G. U. 29 dicembre 2018 n. 302)[2], ha esteso le disposizioni sull’equo compenso previsto per gli avvocati, “in quanto compatibili, anche alle prestazioni rese dai professionisti di cui all’ art. 1 della legge 22 maggio 2017 n. 81[3], anche iscritti agli ordini e collegi, i cui parametri ai fini di cui al comma 10 del predetto articolo 13 bis sono definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell’ articolo 9 del decreto legge 24 gennaio 2012 n. 1, convertito con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012 n. 27[4]”.

Le professioni previste dall’ art. 1 della legge 22 maggio 2017 n. 81 sono appunto quelle relative a “rapporti autonomi di cui al Titolo III del Libro V del Codice Civile, ivi inclusi i rapporti di lavoro autonomo che hanno una disciplina particolare ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile”.

I decreti ministeriali adottati ai sensi dell’art. 9 del decreto legge 24 gennaio 2012 n.1, convertito in legge 24 marzo 2012 n. 27 sono quelli contenenti i parametri di riferimento dei compensi per le professioni regolamentate adottati dal ministro vigilante ed utilizzati dal giudice in caso di liquidazione giudiziaria (o in mancanza di accordo tra le parti)[5].

Orbene, è evidente che se l’art. 1, l. 81/2017 prevede che il decreto contenente i parametri dei compensi sia adottato dal ministro vigilante sulla categoria regolamentata, in presenza di una professione non  regolamentata nel senso tradizionale del termine ed in assenza di tariffe, è evidente che il dialogo tra il ministro e la categoria risulterà leggermente più complesso.

 

I periti assicurativi: una professione non regolamentata.

In sintesi:

  • i periti assicurativi, come visto, esercitano una professione regolamentata in senso lato, ma non una professione protetta (e., ordinistica) nel senso tradizionale del termine; sono iscritti ad un ruolo, ma non ad un albo; hanno nella Consap il loro organo di vigilanza e nel Ministero dello sviluppo l’interlocutore d’elezione, investito di potere di supervisione e controllo sull’intero settore assicurativo, ma non hanno un ordine a cui far capo che possa erigersi a portatore delle loro istanze sul piano nazionale ed in maniera unitaria e completa sebbene siano rappresentati da varie associazioni talvolta dal respiro nazionale;
  • attualmente non hanno un decreto contenente parametri di riferimento per i loro compensi né hanno mai avuto tariffe uniformi (come logica conseguenza della inesistenza di un ordine), potendo quindi muoversi, teoricamente, sul piano dell’assoluta autonomia negoziale così come tracciata dai principi del codice civile (artt. 2225 e 2233);
  • possono esercitare la loro attività al servizio di privati oppure, come spesso avviene, al servizio di imprese assicurative rispetto alle quali, seppur legate da rapporti continuativi e fiduciari, rimangono comunque indipendenti. E’ in questo ambito che si verifica il fenomeno, sicuramente pressante, della stipula di contratti spesso palesemente iniqui, sottoscritti in base a convenzioni unilateralmente predisposte (cd. accordi-quadro) contenenti clausole non semplicemente vessatorie, ma capaci di minare la piena autonomia ed indipendenza dei professionisti, costretti a scegliere, senza mezze misure, tra non accettare incarichi o accettarli a condizioni spesso al limite del rispetto della dignità e del decoro professionale (in alcuni casi anche al limite del rispetto della normativa vigente in specifici settori, come nel caso della normativa privacy, ecc. )[6].

Quali rimedi contro tutto ciò?

Come avviare un dialogo costruttivo con i referenti ministeriali al fine di adottare parametri economici di riferimento comuni all’intera categoria peritale? Chi prenderà l’iniziativa di intraprendere un percorso che porti ad una attuazione concreta della riforma finalmente estesa a tutti i professionisti?

Come evitare che le compagnie assicurative continuino a fare da padrone in sede di stipulazione delle convenzioni quadro e dei contratti con i loro fiduciari? Come proteggersi contro compensi non equi e contro clausole vessatorie?

Possibili soluzioni si profilano all’orizzonte sebbene non sempre agevolmente praticabili.

 

Riferimenti esterni

https://www.theitaliantimes.it/economia/equo-compenso-professonisti-cos-e-come-funziona-calcolo-quanto-spetta_080719/

 

https://www.teknoring.com/news/lavoro/guida-allequo-compenso-per-i-professionisti/

 

https://www.teknoring.com/news/lavoro/equo-compenso-arriva-lok-per-tutti-i-professionisti/

 

[1] Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell’estinzione del reato per condotte riparatorie (GU Serie Generale n.284 del 05-12-2017).

[2] Commi 487 e 488 dell’unico articolo.

[3] Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato (GU Serie Generale n.135 del 13-06-2017).

[4] Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività (GU n. 71 del 24-3-2012 – Suppl. Ordinario n.53). Si riporta il testo dei primi due commi dell’ art. 9 (Disposizioni sulle professioni regolamentate):  “1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. 2. Ferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, da adottare nel termine di centoventi giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Entro lo stesso termine, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. Il decreto deve salvaguardare l’equilibrio finanziario, anche di lungo periodo, delle casse previdenziali professionali”.

 

 

[5] Il D. M. 140/2012 cit. è stato il primo decreto di attuazione adottato e relativo a tutte le professioni ordinistiche sottoposte alla vigilanza del Ministro della giustizia (Capo I), con attenzione poi rivolta ad avvocati (Capo II), commercialisti ed esperti contabili (Capo III), notai (Capo IV), professioni dell’area tecnica (Capo V). Si riportano di seguito per estratti gli artt. 1 e 40.

Art. 1 (ambito di applicazione e regole generali) – (…) comma 2.  Nei compensi non sono comprese le spese da rimborsare secondo qualsiasi modalità, compresa quella concordata in modo forfettario.  Non sono altresì compresi oneri e contributi dovuti a qualsiasi titolo. I costi degli ausiliari incaricati dal professionista sono ricompresi tra le spese dello stesso. Art. 40 (Altre professioni) – 1. Il compenso relativo alle prestazioni riferibili alle altre professioni vigilate dal Ministero della giustizia, non rientranti in quelle di cui ai capi che precedono, è liquidato dall’organo giurisdizionale per analogia alle disposizioni del presente decreto, ferma restando la valutazione del valore e della natura della prestazione, del numero e dell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione.

[6] In data 5 marzo 2019 è stato presentato al Senato un disegno di legge contenente una proposta di modifica dell’art. 13 bis, l. 247/2012 finalizzata, tra l’altro, alla soppressione del comma 3 dello stesso, ossia della parte in cui si parla delle convezioni unilateralmente predisposte dalle imprese. Le motivazioni della scelta sono contenute nella relazione introduttiva che qui riportiamo: “Gli strumenti di tutela degli interessi della parte implicitamente considerata «debole» del rapporto contrattuale trovano applicazione in presenza di un fondamentale requisito, individuato nell’ultima parte del comma 1 dell’art. 13 bis della legge 31 dicembre 2012 n. 247: quello che le convenzioni siano unilateralmente predisposte dalle imprese committenti la prestazione professionale. Ciò ha fortemente limitato l’efficacia delle tutele introdotte dal più volte citato articolo 13 bis in quanto le società committenti, che facevano fino a quel momento ampio ricorso a formulari standardizzati che sottoponevano ai propri professionisti di fiducia con l’implicito messaggio che le condizioni contrattuali non potevano essere oggetto di diversa pattuizione, hanno abbandonato tali strumenti, tornando ad una negoziazione delle condizioni contrattuali solo apparentemente condivisa e paritetica. In realtà la condizione di debolezza contrattuale conduce spesso il professionista a dover subire le condizioni imposte dalla controparte, pena la perdita di opportunità di lavoro. Per le ragioni appena illustrate è possibile affermare che l’introduzione dell’art. 13 bis della legge 31 dicembre 2012 n. 247, ha prodotto solo in parte gli effetti sperati. Il presente disegno di legge ha la finalità di correggere gli aspetti della norma che ne hanno limitato l’efficacia, introducendo l’inderogabilità tanto dell’equo compenso quanto della declaratoria di vessatorietà per le clausole contrattuali individuate dallo stesso articolo 13 bis e ciò anche nei casi di convenzioni non unilateralmente predisposte dalle imprese. Con la modifica proposta, il professionista che risulti parte di una convenzione con una delle imprese di cui al comma 1 dell’art. 13 bis, predisposta o meno unilateralmente, ha sempre la possibilità, salvi gli ordinari termini di decadenza, di far valere il proprio diritto a rivendicare un trattamento economico equo, nonché invocare la nullità delle clausole considerate vessatorie”.

©  Annunziata Candida Fusco