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Contrasto tra genitori separati su scelte educative riguardanti i figli minori: scuola privata religiosa o scuola pubblica laica? Prevale il preminente interesse dei minori.

Contrasto tra genitori separati su scelte educative riguardanti i figli minori: scuola privata religiosa o scuola pubblica laica? Prevale il preminente interesse dei minori.

Nota a Cassazione civile, ord. 27 luglio 2021 n. 21552

Il caso

Con sentenza di separazione del Tribunale di Genova del 10 aprile 2018, si disponeva l’affidamento condiviso dei minori L. e F., figli di V. G. (moglie) e U. M. (marito).

Durante il periodo di separazione, tra i coniugi sorgeva contrasto rispetto alla scuola da far frequentare ai minori: la moglie intendeva far continuare loro la frequentazione della scuola privata ad orientamento  religioso cristiano mentre il padre era decisamente orientato a spostarli in una scuola pubblica laica e pluralista, per cui, non venendosi ad un accordo sul punto, il marito presenta ricorso ex art. 709 ter cpc chiedendo al giudice di disporre il cambiamento di scuola. Il Tribunale di Genova, con decreto del 29 agosto 2018, rigettava la domanda del padre, così motivando: “la permanenza dei minori presso la scuola privata già frequentata risponde al loro precipuo interesse, specie in ragione dell’attuale momento di disorientamento degli stessi come legato alla recente separazione dei genitori nonché dell’inopportunità di un cambiamento repentino di scuola dopo l’inizio dell’anno scolastico”.

U. M. presentava reclamo in corte d’Appello di Genova, la quale, anch’essa rigettava la domanda: “E’ certamente rispondente al preminente interesse dei minori quello di rimanere nell’istituto frequentato negli anni passati, al fine di garantire loro – quantomeno sino alla conclusione dei rispettivi cicli scolastici, scuola di infanzia per F. e scuola primaria per L. – la stabilità e la continuità scolastica, delle quali essi hanno verosimilmente bisogno, tenuto conto anche dei cambiamenti derivati dalla recente separazione dei genitori” (decreto del 15 dicembre 2018).

La motivazione non risultava gradita al marito, che ricorreva in Cassazione.

Quest’ultima, in linea con il suo costante orientamento, respingeva le istanze del ricorrente, dando conferma alla Corte genovese, che si era mossa in linea con i precedenti di legittimità sul punto.

La decisione della Corte 

La Corte ritiene centrale a garantire il preminente interesse dei minori, in un momento di instabilità e disorientamento quale è quello generato dalla separazione dei genitori, non sradicare il predetti dal contesto scolastico cui erano inseriti, per di più a soli tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico. Tanto più che la scelta di mettere i figli nella scuola privata era stata presa in maniera condivisa dai coniugi prima della rottura del legame.

“La giurisprudenza di questa Corte ritiene che, in materia di scelte riguardo ai figli, criterio guida, informante delle decisioni sia – non possa non essere – quello del preminente interesse del minore a una crescita sana ed equilibrata (cfr, tra le altre pronunce, Cass. 11 novembre 2020, Cass. 24 maggio 2018, Cass. 1 febbraio 2005 n. 1996). Proprio dando corso e attuazione a detto principio, questa Corte ha stabilito che, “in caso di conflitto genitoriale, il perseguimento dell’interesse del minore può comportare anche l’adozione di provvedimenti, relativi all’educazione religiosa, contenitivi o restrittivi dei diritti individuali di libertà religiosa dei genitori, ove la loro esplicazione determinerebbe conseguenze pregiudizievoli per il figlio, compromettendone la salute psico-fisica o lo sviluppo” (così Cass. 30 agosto 2019 n. 21916, cfr altresì, sulla medesima falsariga, e sempre in tema di educazione religiosa, già Cass. 4 novembre 2013 n. 24683)”.

Pertanto, correttamente già la corte di secondo grado aveva adottato la soluzione più favorevole al bisogno preminente dei minori di mantenere una continuità ambientale nel campo in cui si svolgeva propriamente la loro sfera sociale ed educativa.

La Corte, infine, precisa, che la scelta in questione, come tutte le scelte attinenti la sfera educativa di minori in crescita, non è da considerarsi definitiva e che, quindi, non è detto non si possa cambiare in una successiva fase della vita scolastica dei figli, appena questi saranno più pronti ai cambiamenti suggeriti dal percorso che seguiranno.

© Annunziata Candida Fusco

 

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