Avv. Annunziata Candida Fusco | Email: info@avvocatofusco.com | Tel. 3397586021
ESISTE IL DIRITTO DI FRATELLANZA – SORELLANZA?  Possibili soluzioni tra tutela giurisdizionale e ADR.

ESISTE IL DIRITTO DI FRATELLANZA – SORELLANZA? Possibili soluzioni tra tutela giurisdizionale e ADR.

Prendo spunto da un caso che è stato portato alla mia attenzione per cercare di trovare una risposta che reputo non facile.

Amanda (nome di fantasia) è figlia di genitori divorziati. Ha da poco compiuto 18 anni e vive con la madre dai tempi della sentenza di separazione. Sebbene il diritto di visita sia stato regolamentato, il padre non è stato molto ottemperante. In maniera incostante ha provveduto, a suo modo, a far visita alla figlia e/o ad ospitarla a casa. Intanto, si è rifatto una seconda famiglia con un’altra donna, dalla quale ha avuto una bambina. Fintanto che vi era un provvedimento del giudice che regolamentava il diritto di visita, la mamma di Amanda ha fatto di tutto per cercare di assecondare il desiderio della figlia di frequentare il padre, anche se con modalità un po’ bizzarre. Ma, ciò che più premeva ad Amanda, figlia unica, era poter conoscere e frequentare la sorellina, sebbene nata da un’altra madre. Purtroppo, la compagna del padre ha tassativamente impedito ciò, per cui Amanda ha visto la sorellina solo alla nascita e in qualche sparuta altra circostanza, ma a distanza e tra mille ostacoli.

Ora che la ragazza è maggiorenne, venuti meno i provvedimenti giudiziali sugli aspetti non patrimoniali, la madre di Amanda non può invocare più nessun provvedimento per tentare di ottenere il rispetto del diritto di visita e, con esso, la possibilità di frequentazione delle due sorelle. Amanda però non si arrende e vorrebbe rivolgersi ad un giudice per chiedere ed ottenere di vedere la sorellina, che ora ha tre anni, di frequentarla e viverla, partecipando alla sua crescita.

Provo ad esaminare il caso senza troppo appesantire con rinvii e richiami di dottrina e giurisprudenza, immaginando che la mia lettrice privilegiata sia la mia cliente diciottenne, alla quale va spiegato che non tutto ciò che pensiamo sia riconosciuto giuridicamente sia anche ottenibile giudizialmente. Anche perché, mai come in questo argomento, le fonti sono scarse e la casistica pure, essendo stato il problema affrontato più da un punto di vista psicologico che giuridico.

La prima domanda che ci si pone è se esiste nel nostro ordinamento un diritto di fratellanza / sorellanza; la seconda è se esso sia giurisdizionalmente azionabile.

Alla prima domanda si può dare con una quasi totale certezza una risposta positiva.

Sebbene non sia espressamente previsto in nessuna norma specifica, possiamo sicuramente dire che il diritto di avere rapporti tra fratelli esiste ed è riconosciuto ampiamente. Sebbene i riferimenti normativi riguardino nella maggioranza dei casi i minori, sia in ambito di separazione/divorzio che in ambito di adozione, si può affermare che esiste un diritto di un figlio, anche di genitori separati/divorziati, di continuare a tenere un legame costante e durevole con i fratelli germani, ma anche con i fratelli unilaterali in quelle situazioni, come quella sopra descritta, in cui il genitore non allocatario ha creato un nuovo nucleo e avuto altri figli. La giurisprudenza incoraggia l’inserimento del figlio di prime nozze nella famiglia nata dalla successiva unione, essendo questa una modalità molto efficace ad evitare il senso di esclusione ed emarginazione in capo ai figli più grandi nati dalla prima unione.

Che fare però se la nuova compagna del padre non vuole a casa sua la figlia nata dal precedente matrimonio? Se non vuole assolutamente che si avvicini alla figlioletta da poco nata? Se anziché fare di questa circostanza un tratto di unione, si strumentalizza l’evento come arma di vendetta verso la prima moglie o peggio ancora verso la figlia nata prima?

Purtroppo, nel caso in esame la questione diventa ancora più difficile perché, si ripete, si è ormai fuori dalla possibilità di far rientrare la fattispecie nell’alveo dei poteri di intervento (ammesso che vi siano) in capo al giudice della separazione o del divorzio. Con la maggiore età cessa la potestà genitoriale e quindi anche il potere del giudice di disporre provvedimenti in merito al diritto di visita, all’interno del quale si potrebbero adottare soluzioni aperte allo scopo di salvaguardare il preminente interesse del minore, anche in termini di protezione della sua sfera emotivo-affettiva.

Se dunque, teoricamente, Amanda potrebbe agire il giudizio innanzi al tribunale ordinario per vedere riconosciuto il suo diritto ad una frequentazione della sorellina, di fatto difficilmente il tribunale prenderebbe adeguatamente in considerazione la sua richiesta. Almeno al momento non mi pare ci sia giurisprudenza specifica sul punto.

Nulla però è impossibile, sebbene, come noto, è molto raro che un giudice entri in situazioni familiari così personali, non potendo certo imporre a taluno di tenere un comportamento che non vuole per nulla assumere. L’unico caso simile a cui mi viene da pensare è proprio quello relativo all’esercizio del diritto di visita del padre non collocatario. Se è vero che esiste un diritto del minore a vedere il genitore non collocatario e se è vero che questi ha un diritto-dovere, di fatto, come chiarito proprio dalla Cassazione di recente, l’obbligo di far visita al figlio (obbligo di non fare) non è obbligo coercibile ex art. 614 bis cpc. A fronte del diritto del figlio esiste un diritto potestativo del genitore che può non voler vedere il figlio e non può essere costretto a tanto.

Facendo applicazione di questo principio, direi quindi che nemmeno si può costringere il padre ad imporre alla nuova compagna, men che mai alla nuova piccola nata, di frequentare la figlia di primo letto, di accettarla in casa e di accettare una vicinanza con la sorellina.

Vi è, a mio avviso, un contemperamento di interessi da considerare, tenuto conto che l’istante è ormai maggiorenne mentre la sorellina nata dall’unione del padre con la nuova compagna è minore e per giunta in età in cui non può certo esprimere la sua opinione a riguardo.

Credo che in queste situazioni così conflittuali da punto di vista relazionale e così delicate dal punto di vista del coinvolgimento emotivo, l’unica strada percorribile, con speranze di successo, sarebbe quella di un riavvicinamento attraverso strumenti non giudiziali, quali ad esempio la mediazione familiare o la Co. Ge. (coordinazione genitoriale), che consentono di ottenere soluzioni condivise e magari anche più rapide e che potrebbero sortire l’effetto di uno scioglimento di tutto il coacervo delle dinamiche andando al di là del singolo episodico evento della necessità di una relazione tra sorelle a tutti i costi. Attraverso modalità conciliative sarebbe possibile ascoltare ed accogliere i bisogni di tutti i protagonisti, provando a conciliare anche posizioni apparentemente distanti anni luce.

© Annunziata Candida Fusco

 

LE AREE DI COMPETENZA DEL NOSTRO
STUDIO LEGALE

Diritto di Famiglia
e delle persone

Contattaci per un primo parere gratuito 
Richiesta consulenza
close-link