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Fedeltà e coabitazione: obblighi matrimoniali inviolabili

Fedeltà e coabitazione: obblighi matrimoniali inviolabili

Nota a Cass. civ. sez. I, ord. 18 dicembre 2023 n. 35296.

La Corte torna ad affrontare il tema sempre attuale degli obblighi di fedeltà e coabitazione, imprescindibili nell’ambito del rapporto matrimoniale, così come sanciti dall’art. 143 cc.

In particolare quanto alla fedeltà, concetto mutevole da un punto di vista socio culturale, inevitabilmente interroga anche il diritto nella misura in cui è necessario farne applicazione nelle aule di tribunale. Quando vi è violazione dell’obbligo di fedeltà? e quindi, quando la violazione di detto obbligo può comportare pronuncia di addebito a carico di un coniuge?

Il caso riguarda due coniugi che chiedono ed ottengono sentenza di separazione personale dal Tribunale di Roma, il quale assegna la casa coniugale alla moglie, convivente con la figlia non economicamente autosufficiente, oltre a riconoscere assegno di mantenimento. 

Il marito impugna la sentenza in Corte d’Appello soprattutto perchè ritiene erronea la pronuncia del tribunale, che non ha opportunamente addebitato la separazione alla moglie (per infedeltà e abbandono della casa coniugale). 

“La Corte di Appello di Roma, in riforma della sentenza impugnata, ha addebitato alla moglie la separazione rigettando la sua domanda volta ad ottenere un assegno di mantenimento e per l’effetto ha revocato l’assegno gia’ disposto in suo favore, con condanna a restituire tutti gli importi indebitamente percepiti a tale titolo”.

La moglie infatti aveva intrapreso una relazione extraconiugale da tempo e aveva lasciato la casa coniugale presso la quale non era più tornata. 

“Il Tribunale aveva ritenuto che l’allontanamento fosse privo di incidenza causale sulla crisi coniugale, poiche’ gia’ nel (OMISSIS), e prima che il marito subisse un grave incidente che lo aveva costretto su sedia a rotelle, i coniugi erano in crisi, tanto da rivolgersi ad uno specialista in quanto, a detta della moglie, il marito le imponeva pratiche sessuali sgradite”.

La Corte d’Appello invece riteneva che l’affectio coniugalis si fosse ricostituita successivamente all’incidente e che la coppia aveva ripreso la sua normalità di vita durata ben otto anni, mentre l’unione era poi naufragata esclusivamente a causa dell’infedeltà della moglie. 

Quest’ultima ricorreva in Cassazione, non condividendo la ricostruzione della Corte d’Appello. 

Vediamo più da vicino cosa scrive la Cassazione.

La ricorrente insisteva nel sostenere che l’unione con il marito fosse ormai venuta meno da molto tempo e che nessuna riappacificazione fosse in realtà avvenuta; non era stata opportunamente valutata la circostanza che i due avevano deciso di vivere da separati in casa; che la moglie aveva addotto la circostanza di subire vessazioni sessuali da parte del marito che chiedeva pratiche sessuali sgradite che lui stesso definiva “non normali”; che infine ella aveva lasciato la casa coniugale di comune accordo con il marito. 

La Corte ritiene infondati i motivi della donna. 

Prima di tutto la Cassazione ricorda che è onere di chi chiede l’addebito provare adeguatamente la condotta del coniuge e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la convivenza. Nel caso di specie, era stato dimostrato che la moglie si era allontanata volontariamente dall’abitazione coniugale per intraprendere una relazione extraconiugale, a nulla rilevando il comportamento tollerante del marito. E’ stato ritenuto indimostrato che il comportamento della donna si innestasse su una situazione di crisi, in quanto dalle conversazioni whatsapp tra i due emergeva che essi avevano decisamente superato il loro momento di crisi, impegnandosi a continuare la loro relazione, facendosi anche aiutare da uno psicologo. Nessuna contestazione poteva farsi alla Corte d’Appello di Roma sulle modalità adoperate in fase istruttoria per formare il suo giusto convincimento che la la relazione extraconiugale non era affatto iniziata in una situazione già in crisi. 

 

La Corte d’appello ha adeguatamente spiegato, con ampia motivazione, corredata da
pertinenti richiami di giurisprudenza, le ragioni per le quali ha ritenuto indimostrato che
i comportamenti della moglie si innestassero su una crisi matrimoniale pregressa,
dando particolare rilievo a taluni mezzi di prova e segnatamente alle conversazioni su
chat, (da dove emergeva che vi erano rapporti affettuosi tra il marito e moglie e che
anzi la moglie sentiva “rimorso” per cio’ che aveva fatto, chiedendo aiuto al marito per
superare la crisi), alla circostanza che la convivenza era proseguita anche dopo la
dedotta crisi dell’anno (OMISSIS), al tenore della testimonianza del fratello della
ricorrente, che aveva mostrato sorpresa per la decisione di quest’ultima di lasciare il

marito; ne’ la ricorrente puo’ appellarsi in al principio di non contestazione posto che la
Corte ha rilevato che al piu’ puo’ considerarsi non contestato che la coppia ebbe una
crisi nel (OMISSIS), mentre (OMISSIS), in questa sede, deduce di avere contestato
l’affermazione che la convivenza sarebbe stata dopo il (OMISSIS) meramente formale
(da separati in casa), trascrivendo nel controricorso le difese presentate nel giudizio di
merito. Ed e’ esattamente questo il punto focale della decisione della Corte di merito, la
quale osserva che “anche a volere ritenere che le parti ebbero un periodo di crisi in
epoca precedente al (OMISSIS), (OMISSIS) (sulla quale gravava il relativo onere
probatorio) non ha fornito alcuna prova che tale crisi ebbe a perdurare oltre il grave
infortunio patito dal marito e per i successivi otto anni, durante i quali i coniugi
continuarono a convivere”.

Insomma, la Corte ribadisce che l’addebito va adeguatamente dimostrato e che invocare una crisi matrimoniale per giustificare un tradimento o l’allontanamento dalla casa familiare implica una efficace attività istruttoria finalizzata a provare che detta crisi ha affettivamente avuto una incidenza causale determinante nella separazione della coppia. 

© Annunziata Candida Fusco

leggi la sentenza al link qui sotto: tratta da banca dati Smart24 lex de il Sole 24 ore

Cass. 35296_2023