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Mantenimento figlio maggiorenne disabile: è possibile solo se grave

Mantenimento figlio maggiorenne disabile: è possibile solo se grave

Cassazione ordinanza 5177 del 27 febbraio 2024 

La Cassazione torna a ribadire la sua posizione in tema di assegno di mantenimento in favore di figlio maggiorenne portatore di handicap (art. 337 septies cc). 

In particolare, il caso di specie riguardava una ragazza trentenne non economicamente autosufficiente con un disturbo di personalità borderline.

La Corte di Cassazione ribalta la decisione dei due giudizi precedenti, in particolare quello della Corte d’Appello di Firenze, la quale aveva ritenuto che la ragazza trentenne, che non aveva completato l’università e non aveva trovato occupazione,  avesse ancora diritto al mantenimento da parte del padre in quanto la patologia da cui era affetta escludeva l’operatività del principio di autosufficienza. 

Infatti, scriveva la Corte d’Appello, il disturbo di personalità borderline è un “disturbo dell’area affettiva cognitiva comportamentale, le cui caratteristiche essenziali erano una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sè dell’umore ed una marcata impulsività”.

Secondo il ricorrente la Corte d’Appello ha fatto errata applicazione dell’art. 337 septies cc in quanto il principio dell’autoresponsabilità, che serve a scongiurare che l’obbligo genitoriale venga prolungato oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, va escluso in assenza di un grave handicap. Inoltre, avrebbe la Corte dovuto motivare circa il rendimento scolastico e la dedizione profusa dalla ragazza nella ricerca di un lavoro. Ancora, non si era tenuto in alcun conto quanto emerso dalla ctu espletata in un diverso giudizio da cui era emerso che il disturbo di cui la ragazza era affetta non poteva incidere nelle sue ordinarie attività di studio e amicizia. 

La Corte di Cassazione reputa fondati tutti i motivi portati alla sua attenzione dal ricorrente, distingue l’ ipotesi di figlio maggiorenne con e senza patologia e, anche in quest’ultimo caso, tiene conto della gravità della stessa. In applicazione del principio di autoresponsabilità, è opportuno che il richiedente provi la sua condizione di impossibilità a procurarsi una adeguata occupazione. In caso di patologia, le due ipotesi sono nettamente contrapposte: se il figlio è con disabilità grave, avrà diritto a conservare il mantenimento; in caso di disabilità non grave, potrà ricorrere a sussidi di solidarietà sociale oltre che agli alimenti.  

 

“5.1 Secondo la giurisprudenza di questa Corte, ai fini del riconoscimento dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il giudice di merito è tenuto a valutare, con prudente apprezzamento, caso per caso e con criteri di rigore proporzionalmente crescenti in rapporto all’età dei beneficiari, le circostanze che giustificano il permanere del suddetto obbligo, fermo restando che questo obbligo non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori) aspirazioni (Cass. 17183/2020).
Pertanto, l’onere della prova delle condizioni che fondano il diritto al mantenimento è a carico del richiedente, vertendo esso sulla circostanza di avere il figlio curato, con ogni possibile impegno, la propria preparazione professionale o tecnica o d! essersi, con pari impegno, attivato nella ricerca di un lavoro; di conseguenza, se il figlio è neomaggiorenne e prosegua nell’ordinario percorso di studi superiori o universitari o di specializzazione, già questa circostanza è idonea a fondare il suo diritto al mantenimento; viceversa, per il “figlio adulto” in ragione del principio dell’autoresponsabilità, sarà particolarmente rigorosa la prova a suo carico delle circostanze, oggettive ed esterne, che rendano giustificato il mancato conseguimento di una autonoma collocazione lavorativa (Cass. 26875/2023).
Se il riconoscimento del diritto al mantenimento dipende dal fatto che il figlio abbia curato, con ogni possibile impegno, la propria preparazione professionale o tecnica e si sia attivato nella ricerca di un lavoro, allora la presenza di una patologia (a meno che la stessa non integri la condizione di grave handicap, che comporterebbe automaticamente l’obbligo di mantenimento; Cass. 21819/2021) influisce sul diritto al mantenimento se e nella misura in cui incide sulle capacità di impegno nella preparazione professionale o tecnica e nella ricerca lavorativa.
5.2 Va poi aggiunto che il figlio di genitori divorziati, nel caso in cui abbia ampiamente superato la maggiore età e non abbia reperito un’occupazione lavorativa stabile (o che, comunque, lo remuneri in misura tale da renderlo economicamente autosufficiente), non può soddisfare l’esigenza ad una vita dignitosa, alla cui realizzazione ogni giovane adulto deve aspirare, mediante l’attuazione dell’obbligo di mantenimento del genitore, bensì attraverso i diversi strumenti di ausilio, ormai di dimensione sociale, che sono finalizzati ad assicurare sostegno al reddito, ferma restando l’obbligazione alimentare da azionarsi nell’ambito familiare per supplire ad ogni più essenziale esigenza di vita dell’individuo bisognoso (Cass. 29264/2022).
Questo principio non soffre eccezioni ove il figlio ultramaggiorenne non autosufficiente risulti affetto da qualche patologia, ma non tale da integrare – come appena detto – la condizione di grave handicap che comporterebbe automaticamente l’obbligo di mantenimento. In una simile fattispecie, per soddisfare le essenziali esigenze di vita del figlio ultramaggiorenne non autosufficiente, occorrerà richiedere, ove ne sussistano i presupposti, un sussidio di ausilio sociale, oppure sarà possibile proporre l’azione per il riconoscimento degli alimenti (i quali rappresentano un minus rispetto all’assegno di mantenimento, con la conseguenza che nella richiesta di tale assegno può ritenersi compresa anche quella di alimenti; cfr. Cass. 23133/2023)”.
© Annunziata Candida Fusco