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Obbligo dei nonni a mantenere i nipoti: quando scatta?

Obbligo dei nonni a mantenere i nipoti: quando scatta?

La Cassazione fa un pò di chiarezza sull’obbligo dei nonni a mantenere i nipoti in caso di indisponibilità economica dei loro genitori: l’ord. 16 maggio 2023 n. 13345 scaccia i dubbi ancora esistenti sulla corretta applicazione degli artt. 316 bis e 433 cc. 

Vediamo da vicino il caso portato alla sua attenzione. 

Una donna, madre di una minore in affido esclusivo, presentava ricorso ex art. 316 bis cc innanzi al Tribunale di Milano, per sentir condannare i suoceri al pagamento del mantenimento posto a carico di suo marito in sede di separazione e che questi non versava da tempo in quanto resosi irreperibile e già condannato a tal fine ex art. 570 cp. 

Il Tribunale accoglieva il ricorso della donna, ponendo a carico dei nonni paterni la somma di euro 200,00 a titolo di mantenimento in favore della nipotina. Il decreto veniva impugnato e il Tribunale rigettava l’opposizione. I nonni proponevano appello, ma anche l’appello veniva rigettato. 

«La Corte d’appello di Milano rilevava che «l’obbligo di mantenimento del padre sussiste a prescindere dalla capacità della madre di produrre reddito e i nonni sono stati chiamati in surroga per le obbligazioni del padre nei confronti della minore; l’obbligo del padre al mantenimento della figlia è un fatto positivo e non controverso e altrettanto dicasi per l’inadempimento di quell’obbligo».

Ma i nonni non accettano il verdetto e ricorrono in Cassazione. 

Secondi i nonni, l’obbligo di mantenimento degli ascendenti è sussidiario e subordinato rispetto a quello dei genitori, per cui  «non ci si può rivolgere agli ascendenti per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei genitori non contribuisca al mantenimento dei figli»; né la nuora aveva dato prova di aver esperito nei confronti del marito gli strumenti messi a disposizione dalla legge in caso di inottemperanza.

La Corte ritiene non fondato il motivo di gravame e respinge il ricorso, motivando come segue.

Prima di tutto la  Corte corregge la Corte d’Appello spiegano che l’obbligo degli ascendenti non è una sorta di “surroga”, ma si configura come responsabilità sussidiaria, ossia si applica «nel caso in cui le esigenze complessive dei minori non vengano soddisfatte per intero da parte dei soggetti obbligati in via principale e cioè i genitori».

Chiarito ciò, la Corte spiega la ratio dell’art. 316 bis cc e quindi conferma la decisione presa in appello.

«L’obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui.

Pertanto, l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l‘obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli (Cass. n. 10419 del 02/05/2018)».

Chiarito anche questo secondo passaggio, la Corte attesta che, fermo restando che l’inadempimento è stato provato, la madre ha anche inutilmente tentato più volte inutilmente di riscuotere il contributo a causa della irreperibilità del marito.  E’ anche stato accertato che la madre non disponeva di mezzi economici sufficienti a mantenere da sola la figlia, avendo un reddito di circa 600,00 mensili, abitando in una casa di edilizia economica popolare e non potendo cercare ulteriore occupazione, essendo da sola a dover badare alla minore.

Sussistono perciò tutti i presupposti perché la donna potesse pretendere il contributo dai suoi suoceri, la cui condizione economica era sicuramente adeguata a tal fine, essendo essi percettori di pensione e proprietari di immobili. 

L’irreperibilità del padre ha dato luogo non solo all’omissione del versamento del contributo di mantenimento ma anche a quello di educazione e istruzione, lasciando la madre da sola su tutti i fronti. 

«Da ciò consegue che, in questa situazione, le esigenze di vita della minore non possono essere soddisfatte solo dalla madre, e pertanto i nonni, la cui posizione economica viene adeguatamente ricostruita dal giudice del merito, sono tenuti al loro contributo».

© Annunziata Candida Fusco

Cass. 13345_2023