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Omesso mantenimento, disinteresse e mancanza di cura del figlio naturale: scatta l’obbligo di risarcire il danno non patrimoniale (Cass. ordinanza n. 15148 del 12 maggio 2022)

Omesso mantenimento, disinteresse e mancanza di cura del figlio naturale: scatta l’obbligo di risarcire il danno non patrimoniale (Cass. ordinanza n. 15148 del 12 maggio 2022)

La Corte di Cassazione torna ad affrontare il tema dell’illecito endofamiliare, questa volta a tutela del figlio e del suo diritto ad un padre presente non solo economicamente.

Il caso riguarda un figlio nato da una relazione probabilmente occasionale e quindi disconosciuto dal padre ma successivamente riconosciuto con accertamento di paternità. Il figlio non ha mai visto il padre, il quale non solo non gli ha mai passato il mantenimento, ma nemmeno ne ha avuto cura in termini di presenza e interesse delle sue sorti e alla sua vita.

La Corte riconosce l’illecito e attribuisce un giusto risarcimento del danno ex art. 2059 cc (danno non patrimoniale), liquidato tra l’altro in via equitativa in 150.000,00 euro.

La motivazione, coerente ed in linea con l’orientamento consolidato della Corte, mette in evidenza ancora una volta la violazione non solo di obblighi di natura civilistica, ma la grave lesione di diritti costituzionali (art. 3 e 30 C).

Si riportano alcuni passaggi fondamentali della pronuncia, molto chiara nella sua ricostruzione e ricca di richiami giurisprudenziali.

“Anche a scopo di completezza espositiva, è opportuno premettere che la Corte di appello ha accertato che l’odierno ricorrente, la cui paternità era stata accertata giudizialmente, non ha adempiuto al proprio obbligo di mantenere, istruire ed educare il figlio e che il disinteresse mostrato nei confronti di questo, oltre ad integrare una grave violazione dei doveri di cura e assistenza morale, ha inevitabilmente provocato una grave lesione dei diritti del figlio nascenti dal rapporto di filiazione, e ciò a prescindere dal fatto che l’altro genitore lo abbia riconosciuto alla nascita e provveduto in via esclusiva al suo mantenimento, restando fermo comunque il dovere dell’altro genitore, anche per il periodo che precede la sentenza dichiarativa della paternità, di ottemperare ai propri doveri (Cass., sez. 1, 22/11/2013, n. 26205, Cass., sez. 1, 10/04/2012, n. 5652)”.

“Secondo il consolidato orientamento di questa Corte l’obbligo del genitore naturale di concorrere al mantenimento del figlio nasce proprio al momento della sua nascita, anche se la procreazione sia stata successivamente accertata con sentenza (Cass., sez. 1, 22/11/2013, n. 26205, Cass., sez. 1, 10/04/2012, n. 5652; Cass., sez. 1, 20/12/2011, n. 27653; Cass., sez. 1, 3/11/2006, n. 23596), producendo la sentenza dichiarativa della filiazione naturale gli effetti del riconoscimento e comportando per il genitore, ai sensi dell’art. 261 c.c., tutti i doveri propri della procreazione legittima, incluso quello del mantenimento ai sensi dell’art. 148 c.c”.

“L’obbligazione, come si è chiarito (Cass., sez. 6-3, 16/02/2015, n. 3079), trova la sua ragione giustificatrice nello status di genitore, la cui efficacia retroattiva è datata appunto al momento della nascita del figlio (fra le molte conformi, Cass., sez. 1, 6/11/2009 n. 23630), per cui l’obbligo dei genitori di mantenere i figli (artt. 147 e 148 c.c.) sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da qualsiasi domanda giudiziale. Con la ulteriore conseguenza che, anche nell’ipotesi in cui al momento della nascita il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto perciò a provvedere per intero al suo mantenimento, per ciò stesso non viene meno l’obbligo dell’altro genitore per il periodo anteriore alla pronuncia della dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, proprio perché il diritto del figlio naturale ad essere mantenuto, istruito ed educato, nei confronti di entrambi i genitori, è sorto fin dalla sua nascita (Cass., sez. 1, 22/11/2013, n. 26205; Cass., sez. 1, 10/4/2012, n. 5652; Cass., sez. 1, 14/05/2003, n. 7386)”.

“Difatti, all’esito dell’esame del materiale probatorio acquisito, accertato che il C. aveva omesso di onorare i propri doveri di genitore, la Corte di merito ha correttamente ritenuto sussistente il danno lamentato da Ca.Mi. e risarcibile il relativo pregiudizio, in conseguenza della lesione di diritti inviolabili (o fondamentali) della persona, oggetto di tutela costituzionale (artt. 2 e 30 Cost.)”.

Ai fini della quantificazione del danno patrimoniale e non patrimoniale subito dal figlio per la totale assenza della figura paterna, i giudici di merito hanno legittimamente fatto ricorso al criterio equitativo per determinarne l’importo, non altrimenti quantificabile nel suo preciso ammontare”.

© Annunziata Candida Fusco

 

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