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SHARENTING: quando i genitori condividono troppo i fatti dei figli!

SI CHIAMA SHARENTING (contrazione di “sharing” e “parenting”) E CONSISTE NELLA CONDIVISIONE COMPULSIVA DELLE FOTO DEI PROPRI FIGLI (MINORI) SUI SOCIAL.

Ormai non soltanto le celebrità pubblicano quotidianamente foto dei loro figlioletti famosi, ma anche i “comuni mortali” hanno preso questo vezzo. Aldilà di casi estremi di neonati con profili Facebook o Instagram, spessissimo si postano, all’insaputa dei minori stessi, scatti di qualsiasi evento o circostanza della vita familiare o affettiva, senza il benchè minimo discernimento, soltanto guidati dall’ossessione della condivisione a tutti i costi.

Orbene, la giurisprudenza ha fatto i conti con tale fenomeno, ovviamente in casi-limite, quali quelle di coppie separate/divorziate, in cui uno dei genitori, all’insaputa dell’atro, pubblicava indiscriminatamente foto della prole minorenne.

Aldilà della situazione delicata della coppia in crisi, ci si chiede se il minore, figlio o meno di genitori separati, abbia voce in capitolo e possa opporsi ad un uso indiscriminato della sua immagine (meglio: della sua vita) da parte del genitore adulto.

Alla luce delle poche pronunce sul punto e della normativa vigente, possiamo sintetizzare come segue.

1) La pubblicazione delle foto dei minori sui social può avvenire soltanto con il consenso di entrambi i genitori; in caso di violazione di questo principio, il genitore non interpellato può ricorrere al giudice, anche in via d’urgenza, e chiedere la cessazione della condotta e la rimozione delle immagini pubblicate (il principio vale sempre, a maggior ragione quando la coppia è separata o divorziata);

2) Il minore ultraquattordicenne deve dare il suo consenso alla pubblicazione di sue immagini da parte del genitore (o entrambi) o da parte di terzi, chiunque essi siano (scuola, amici, ecc.); pertanto, egli può opporsi a comportamenti arbitrari degli adulti. In base alle nuove norme sulla privacy (GDPR), il minore che ha raggiunto i 14 anni può iscriversi autonomamente sui social.

3) E’ pienamente riconosciuto il diritto del minore alla tutela della sua immagine e della sua vita privata e relazionale.

Senza addentrarci in fenomeni molto gravi connessi ad un uso poco attento delle immagini dei minori, facciamo solo un cenno al fenomeno sempre più preoccupante del digital kidnapping (cd. rapimento digitale).

Esso consiste nel “furto” di immagini di minori reperite in internet da parte di cybercriminali che, previa manipolazione, ne faranno usi illeciti soprattutto attraverso il dark web, solitamente all’insaputa dei diretti interessati.

Prudenza e discernimento, dunque, come in tutte le attività umane.

Riferimenti normativi e giurisprudenziali:

Tribunale di Mantova sent. 19 settembre 2017

Tribunale di Roma sent. 23 dicembre 2018

Tribunale di Rieti ord. 7 marzo 2019

© Annunziata Candida Fusco