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Come si costituisce un comitato? Breve guida pratica per cominciare!

Come si costituisce un comitato? Breve guida pratica per cominciare!

Che cosa è un comitato ?

Ci sarà sicuramente capitato di essere interpellati per una qualche raccolta fondi per l’organizzazione di una festa o di una manifestazione o per sostenere una istanza presso una istituzione o una attività di ricerca. In questi casi, un gruppo di persone mettono in atto una vera e propria questua per la raccolta delle somme necessarie a realizzare quella finalità dichiarata pubblicamente e della quale poi renderanno conto a chi la supporterà.

E, come spesso accade, i sostenitori di una simile iniziativa versano un libero contributo e confidano nel fatto che esso costituirà una goccia nel mare che servirà al perseguimento dello scopo.

Orbene, in tutti questi casi, avremo spesso sentito parlare di comitato promotore.

In altri casi, si sente parlare di associazione, gruppo o cose simili: in realtà diverse sono le forme organizzative attraverso le quali si possono realizzare obiettivi tramite una raccolta fondi, ma giuridicamente il Comitato è la forma tipica per inquadrare quanto sopra descritto. Poi indubbiamente ci sono le opportune differenze da fare.

Allo stesso modo, quando sentiamo utilizzare la parola comitato non è detto che si stia parlando sempre del comitato disciplinato dal codice civile.

Definizione di comitato

Se vogliamo rimanere alla definizione civilistica di “Comitato”, dobbiamo andare a cercare nel libro I del codice civile laddove si parla di associazioni non riconosciute e comitati (artt. 36 e ss). Ai comitati sono dedicati pochi articoli, esattamente dal 39 al 42.

Senza entrare troppo nei dettagli,  limitandoci all’essenziale, si può dire che il comitato è un ente / organizzazione senza personalità giuridica in cui ciò che conta non è tanto chi ne fa parte, ma lo scopo che si vuole realizzare. Si costituisce un comitato con l’obiettivo preciso di raccogliere fondi per la realizzazione di uno scopo che non è detto sia di esclusivo interesse delle persone che ne fanno parte.

Il codice civile all’art. 39 parla di comitato di soccorso o di beneficenza e di comitati promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili: l’elencazione è puramente indicativa per cui si possono costituire comitati per altre finalità purché essi rimangano senza scopo di lucro.

Si tratta, si diceva, di enti senza personalità giuridica: ci si è chiesti se sia possibile conferire al comitato una personalità giuridica. La risposta pare sia positiva, ma in tal caso ci si va a mettere in una situazione un po’ più complessa.

Rimaniamo al caso semplice di un gruppo spontaneo di persone che vogliano realizzare un ben preciso scopo in un ben preciso contesto, raccogliendo le offerte libere e generose di persone interessate a quello scopo.

Pensiamo ad una raccolta fondi per realizzare una festa annuale in un quartiere della città o per finanziare il restauro di un’opera che non viene finanziata da enti pubblici. E’ sufficiente lo spirito di iniziativa di soggetti di buna volontà, un po’ di organizzazione e tanta generosità da parte della collettività che deve ovviamente credere il quel progetto.

Elementi costitutivi del comitato

Che cosa serve per costituire un comitato?

Il comitato, al pari di una associazione non riconosciuta, può costituirsi in forma libera ossia non necessita di particolari solennità per venire ad esistenza anzi; molto spesso esso nasce in maniera spontanea tramite la semplice aggregazione delle persone. Si può però ricorrere alla forma scritta ed in tal caso è sufficiente la scrittura privata non autenticata; si può poi decidere di ricorrere all’aiuto di un notaio, ma non è indispensabile.

Così come non è sicuramente necessario ricorrere alla registrazione presso l’Agenzia delle entrate e/o la richiesta di attribuzione di codice fiscale, anche se di fatto è altamente raccomandato e preferibile: ma sui profili fiscali si rinvia ad altro approfondimento.

I soggetti che prendono l’iniziativa di costituire un comitato sono i promotori: sono questi che solitamente si occupano della redazione dell’atto costitutivo e/o dello statuto, della raccolta del fondo inziale e delle successive offerte, che provvedono ad interfacciarsi con i terzi.

Accanto ad essi, gli organizzatori, espressamente menzionati dall’art. 40 cc e con il preciso compito di gestire i fondi raccolti e impiegarli per lo scopo stabilito; essi, in virtù di detto compito, sono responsabili personalmente e solidalmente (unitamente a coloro che a qualsiasi titolo gestiscono fondi e/o che assumono obbligazioni) della conservazione dei fondi stessi. Tutto ciò limitatamente al caso, che qui stiamo esaminando, del comitato privo di personalità giuridica.

Inoltre, ci sono i sottoscrittori: questi non fanno parte del comitato, ma sono semplicemente coloro che fanno libere offerte, oblazioni, e infatti si chiamano anche oblatori. Sono tutti coloro che non sono interessati a far parte del comitato per gestire i fondi e profondere energie nella realizzazione dello scopo, ma supportano dall’esterno le attività e gli obiettivi da perseguire. Insomma, sono i cd. stakeholder (portatori di interesse). Essi sono tenuto soltanto ad effettuare le oblazioni (art. 41 u. periodo, comma 1,  cc).

Da ultimo, il presidente, menzionato dall’u. co. dell’art. 41, u. co. , il quale ha la rappresentanza (non solo) processuale del comitato.

 

Disciplina del comitato

Va detto che il comitato non riceve una disciplina dettagliata e specifica: ciononostante, è opportuno che, se si prevede una attività articolata ed una durata più o meno lunga, ci sia uno statuto che indichi regole di funzionamento e una seppure elementare struttura organizzativa.

Sicuramente è opportuno differenziare il comitato da una associazione e quindi non replicare modelli organizzativi che sarebbero poco funzionali rispetto alla duttilità del comitato.

Pertanto, piuttosto che parlare di una assemblea dei soci, che non esistono nel comitato, meglio rimanere sulla adunanza dei promotori; anziché costituire un consiglio di amministrazione, meglio parlare di un comitato organizzativo o organizzatori e attribuire funzioni e compiti; sicuramente utile avere un tesoriere che tenga un minino di contabilità e simili.

Insomma, strutturarsi in base alle effettive esigenze dell’ente, facendo in modo che i promotori-fondatori si riuniscano per le decisioni più importanti, lasciando margini di autonomia agli organizzatori che si occupano della gestione dei fondi e degli aspetti attuativi e pratici.

E’ opportuno tenere una contabilità trasparente, una sana e prudente gestione dei fondi raccolti e fare in modo di rispettare le regole relative alla raccolta fondi, tenendo d’occhio la disciplina fiscale degli enti no profit; redigere un rendiconto annuale e dare sempre atto ai sottoscrittori di come sono stati impiegati i soldi raccolti e le offerte ricevute. Una cosa è importante dire: il patrimonio del comitato non è formato da quote di soci: sicuramente ci possono essere quote iniziali dei promotori, che servono per le spese iniziali da sostenere, ma i sottoscrittori /oblatori non entrano a far parte del comitato, rimanendo esterni all’ente di cui fanno parte, effettivamente, solo i promotori (e/o gli organizzatori).

 

Il programma del comitato

Il programma del comitato è sicuramente il pezzo forte in quanto esso deve essere dettagliato e specificamente indirizzato alla realizzazione dello scopo dichiarato. Va presentato pubblicamente e rivolto ai possibili sottoscrittori, a coloro cioè che con loro offerte renderanno possibili le attività progettate.

Solitamente (e a differenza di quanto accade nelle associazioni) il patrimonio del comitato non deriva dai contributi dei suoi componenti bensì con contributi derivanti da soggetti esterni (i sottoscrittori); ciò in linea con la struttura tendenzialmente chiesa del comitato, ristretta cioè ai soli promotori.

Per ora ci fermiamo qui; seguiranno ulteriori approfondimenti.

 

© Annunziata Candida Fusco